Differenza tra tipi di fimo…

Esistono in commercio diverse tipologie di fimo, che, preciso, non ho provato tutte. Prima di acquistare, però, e tuttora quando ho tempo, mi aggiorno e informo sulle alternative che ho a disposizione. La composizione classica del fimo è quella venduta in panetti, appunto, di Fimo Classic. Fino a qualche anno fa la pasta era venduta dalla Eberhard Faber  e successivamente la Staedtler ne ha acquistato i diritti, modificandone la composizione e dando vita al Fimo Soft. Quest’ultimo, rispetto al classic, risulta più malleabile, morbido, diciamo appiccicaticcio. Per lavori di precisizione, come le cane, il fimo soft non è assolutamente l’ideale, a meno che non si usi, o abusi di, un freezer per raffreddare la pasta. Amalgamando, stendendo, condizionando il fimo, questo si riscalda e quindi si ammorbidisce eccessivamente, risultando estremamente appiccicoso e, di conseguenza, attirando ogni possibile, minuscolo pelucco presente nell’aria. Quando lavoro cerco di tenere la zona circostante il più asettica possibile, ma sui capelli, sui vestiti, sulle sedie, c’è sempre pulviscolo annidato che si deposita prima o poi sulla pasta e che tento di rimuovere o con uno spillo, delicatamente, o post cottura, con un po’ di carta vetro. Esiste in commercio anche un panno della Staedtler che fa proprio questo, leviga la creazione una volta cotta, ma costa qualcosa come 11 euro, e ripiego serenamente su qualche cm di carta vetro che ho a casa, gratis. Oltre al problema della polvere, il fimo sporca. Se si lavora un colore scuro, come il nero, il marrone, il rosso, e poi si passa ad un uno più chiaro (sul bianco, non ne parliamo proprio), il colore depositato sulle mani, sulla carta da forno, insomma sulla superficie usata, si trasferisce inesorabilmente. Risolvo il problema lavorando prima i colori chiari, poi quelli scuri, lavandomi spesso le mani, usando guanti da chirurgo e un pennarello (diverso per ogni colore) a mo di mattarello per stendere la pasta. Anche in questo caso esiste un cilindro acrilico venduto appositamente (sempre dalla stessa casa produttrice) per la stesura del fimo (su uno di legno si attaccherebbe) a 13 euro, ma “la spesa vale la ‘mpresa?” Non credo proprio…

I panetti di Fimo Effect donano alle creazioni effetti speciali (no, non come Spielberg), come il trasparente, luminescente, perlato, glitterato, metallico. Sono tranquillamente mescolabili con il fimo soft e classic, hanno lo stesso costo, stesso formato, stesso tempo di cottura. C’è però una differenza sostanziale che ho notato, forse addebitabile alla data del panetto, forse no. La pasta di fimo effect mi risulta sempre più dura, friabile, e ogni volta per condizionarla è una tortura per i miei pollici. Una volta ammorbidita, permette una lavorazione del tutto analoga a quella del soft, ma se la lascio raffreddare per qualche giorno (condiziono sempre più pasta di quella che mi serve per poterla riutilizzare in futuro, specie se si tratta di colori amalgamati), la ritrovo nuovamente dura. L’effetto trasparente è, tra tutti, quello che apprezzo di meno. Nella mia ultima creazione un bracciale ho usato un panetto di fimo effect azzurro trasparente, in minima parte amalgamato con quello soft per ridurre la trasparenza, ma nella cottura si sono formati dei puntini più chiari, che non c’erano prima che infornassi. Ho usato in altre circostanze il panetto di fimo effect bianco, trasparente, ma non ho riscontrato lo stesso problema, anche se essendo “bianco” magari i puntini ci sono, ma non si vedono, ed anche in questo caso ho mischiato la pasta con un po’ di fimo soft (ho pensato che proprio questo amalgama potesse generare il problema). Come ultima ipotesi, forse il fimo effect è più sensibile alla cottura, e pretende dei tempi inferiori. Ma la certezza assoluta ancora mi manca.

Il Fimo Puppen è adatto per creare, appunto, le bambole, con una gamma di colori più chiari e una consistenza diversa, sia prima che dopo la cottura. Risulta infatti più duro nella lavorazione, più adatto a lavori di precisione (come i connotati e i piccoli dettagli), e dopo la cottura è ancora più resistente del fimo soft, assumendo un effetto ceramico molto realistico. Purtroppo però ho trovato solo confezioni da 500 grammi ad un costo comunque conveniente rispetto al soft (meno di 12 euro), e al momento non l’ho ancora provato non tanto per la spesa, quanto per il fatto che di mezzo chilo di pasta dello stesso colore non so proprio che farmene…!

Il Fimo Air è la novità assoluta dell’era Staedtler. Dalla sua composizione sono stati rimossi gli ftalati (tra l’altro presenti in tantissimi prodotti quotidiani, come saponi, detersivi ecc) e non necessita di cottura in forno, bastando l’esposizione all’aria. Chiaramente questo ha dei pro e contro, perchè un panetto di fimo air va usato in fretta, o conservato molto attentamente, nè è possibile spezzare la lavorazione in più fasi rischiando di far seccare la pasta e renderla inutilizzabile (buttandola, insieme ai soldi). Esiste una variante light del fimo air, ancora più leggera e adatta per quei lavori in cui il peso ha la sua importanza (ad esempio: a volte ho realizzato delle creazioni pensandole come orecchini salvo poi rendermi conto che erano troppo pesanti… la conseguenza è ripiegare su creazioni molto piccole!). La gamma di colori non è molto ampia (quella del soft è di 24) e anche in questo caso ho trovato solo panetti grandi, anche se la convenienza economica rimane. Chiaramente il fimo air non può essere mischiato al soft.

L’unico tipo di fimo che può essere cotto in microonde è Microwave ma a parte questo non so nient’altro.

Infine, il Fimo Liquid. Viene venduto in bottigliette da 50ml a circa 8 euro, è trasparente e mescolabile con colori acrilici, a tempera, o con il fimo soft. In che senso? Ho scritto prima che lavorando più e più volte la pasta, questa assume una consistenza molliccia. Continuando a spezzettarla e ricompattarla diventa sempre meno consistente raggiungendo uno stadio ibrido tra solido e liquido. A questo punto, spezzettandolo in un po’ di fimo liquido e amalgamando bene con una spatola, le due tipologie di fimo si legano fino a formare una pappina, che può essere usata ad esempio per imitare la glassa dei dolci. Aggiungendo un po’ di colori acrilici si può colorare il fimo liquido senza aggiungere pasta. Cuocendolo, a seconda che sia stato aggiunto o meno il fimo in pasta, si ottiene un risultato solido o gommoso. Alcuni utilizzano il fimo liquid come collante o per aggiungere dettagli alla creazione dopo una prima cottura. Personalmente quando ho usato il liquido come collante tra pezzi di pasta cruda mi sono pentita amaramente. Dopo il passaggio in forno, le due parti tendevano comunque a staccarsi facilmente. Il mio uso del fimo liquid si limita quindi alla creazione di glasse, almeno per ora.

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Mirka
    Mar 07, 2012 @ 08:18:33

    Ciao, secondo te quale è il più facile da usare? cmq complimenti per il bellissimo sito

    Rispondi

  2. fimo
    Apr 01, 2013 @ 12:35:38

    Grazie per le ottime spiegazioni, non conoscevo tutti questi differenti tipi di fimo.

    Rispondi

  3. iscaryota
    Ago 20, 2013 @ 17:43:22

    grazie per lespiegazionii :D!!! come collante allora cosa usi?:D

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  4. Vincenza
    Feb 01, 2017 @ 14:25:43

    Salve per creare bamboline Meglio il fimo soft n. 43 o il fimo doll?… che differenza c’è?… io dovrei fare circa 100 pezzi e prima di comprarne una bella quantità (6panetti da 350g calcolando 20g per ogni bamboline) vorrei sapere, se è possibile quale é migliore da usare in stampo di silicone… grazie

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